CALCIO. MISTER BIAGI: “A SANT’AGOSTINO ANNI ENTUSIASMANTI, ULTIMAMENTE È MANCATA LA SERENITÀ”
Le dimissioni di Mister Massimiliano Biagi dalla guida del Sant’Agostino, sono arrivate inaspettate come un fulmine a ciel sereno. Abbiamo contattato l’ex Tecnico dei Ramarri per raccogliere le sue esternazioni sull’accaduto.
Mister Biagi, appena due settimane fa la sua squadra era riuscita a portare la SPAL a un passo dai calci di rigore, al termine di una prestazione estremamente convincente. Oggi, invece, siamo qui a parlare delle sue dimissioni. Come si è arrivati a questa decisione e come è maturata?
La decisione è maturata domenica, circa un’ora dopo l’ennesima partita persa nei minuti finali. Sicuramente il momento ha avuto il suo peso, ma la mia scelta non è legata esclusivamente ai risultati. Da tempo sentivo di non riuscire più a vivere il mio lavoro con la serenità che ritengo fondamentale per un allenatore. In questi anni ho sempre cercato di dare il massimo, mettendo passione, impegno e professionalità in ogni esperienza. A un certo punto ho sentito la necessità di fermarmi e fare una riflessione sul mio percorso. Non è stata una decisione semplice, soprattutto per il legame che avevo costruito con l’ambiente, ma credo che riconoscere quando è arrivato il momento di cambiare sia importante anche nel nostro lavoro.
Già a inizio stagione, tra gli addetti ai lavori, si riteneva che il Sant’Agostino potesse essere una delle squadre maggiormente penalizzate dal cambio di girone. Alla luce dei risultati ottenuti finora, ritiene che la rosa a sua disposizione fosse adeguata per affrontare questo tipo di avversarie?
Dopo cinque stagioni consecutive nel girone B, sapevo che affrontare il girone A avrebbe comportato difficoltà e caratteristiche differenti. È un campionato molto competitivo, che spesso viene definito una sorta di Serie D mascherata, e credo che questa definizione renda bene l’idea del livello che si incontra ogni domenica. Ogni girone ha le proprie peculiarità e richiede di trovare il giusto equilibrio tra esperienza, qualità e organizzazione. Nel corso della stagione abbiamo avuto modo di conoscere meglio queste difficoltà e di confrontarci con una realtà diversa da quella a cui eravamo abituati. È stata un’esperienza impegnativa, dalla quale cerco comunque di trarre insegnamenti utili per il futuro.
Il Sant’Agostino è una squadra composta da molti giovani, diversi dei quali cresciuti in settori giovanili di società importanti. Quanto hanno pesato, secondo lei, le assenze dei giocatori più esperti nel confronto con avversarie caratterizzate da una maggiore esperienza e da un’età media più elevata?
L’anno scorso, nel girone B, abbiamo vinto il premio giovani, un risultato che mi ha dato grande soddisfazione e che ha valorizzato il lavoro fatto con i ragazzi. Quest’anno siamo partiti il 27 luglio con una rosa nella quale i giovani erano numericamente il doppio rispetto ai giocatori più esperti. Avevamo ragazzi di qualità, con prospettive interessanti, ma alcuni dovevano ancora maturare esperienza e abituarsi alle esigenze di un campionato così competitivo. Nel corso della preparazione e nelle prime fasi della stagione abbiamo completato ulteriormente la rosa con altri giocatori esperti. Probabilmente, avere fin dall’inizio un gruppo più strutturato ci avrebbe aiutato a lavorare con maggiore continuità e a trovare prima gli equilibri necessari. Sono dinamiche che fanno parte del calcio. A volte i programmi iniziali devono confrontarsi con la realtà del campo e non sempre tutto si sviluppa come si era immaginato. Credo che questa stagione ci abbia messo di fronte a difficoltà importanti, dalle quali è comunque possibile imparare.
Al di là dei risultati delle ultime settimane, c’è stato qualche altro fattore che ha inciso sulla sua scelta di dimettersi? Qual è stato, in definitiva, l’elemento determinante che l’ha portata a questa decisione?
Sono quindici anni che alleno prime squadre e questo è il mio sesto campionato consecutivo in Eccellenza. Ho avuto la fortuna di lavorare in realtà diverse, tra Bologna, Imola, Ravenna e Ferrara, maturando esperienze che mi hanno fatto crescere sia come allenatore sia come persona. Con il passare del tempo ho imparato che, oltre alle competenze tecniche e tattiche, per un allenatore è fondamentale trovare il giusto equilibrio personale e professionale. In questa stagione ho avvertito una pressione che mi portava a sentire il bisogno di dimostrare continuamente il mio valore, nonostante il percorso costruito negli anni e i risultati ottenuti nelle due precedenti stagioni a Sant’Agostino.È una sensazione sulla quale ho riflettuto a lungo e che, con il passare delle settimane, ha finito per togliermi parte di quella serenità necessaria per svolgere al meglio il mio lavoro. Quando poi i risultati non arrivano, diventa più difficile affrontare tutto con la giusta lucidità. Non voglio cercare colpevoli, perché nel calcio le situazioni sono sempre il risultato di tanti fattori. Semplicemente, ho capito che avevo bisogno di ritrovare quelle condizioni personali che mi permettono di vivere la panchina con entusiasmo, energia e convinzione. La mia decisione nasce soprattutto da questa consapevolezza.
Un’ultima domanda, più personale: che cosa si sente di dire alla gente di Sant’Agostino, con cui ha condiviso questo percorso? E guardando al futuro, quali sono i suoi programmi a breve termine? Sente il bisogno di prendersi una pausa oppure è già pronto a rimettersi in gioco?
A Sant’Agostino sono stato veramente bene nelle due stagioni precedenti. Il presidente Lenzi e il direttore generale Secchieroli, che in passato aveva ricoperto il ruolo di direttore sportivo, mi hanno sempre dimostrato stima e fiducia, facendomi sentire una persona importante all’interno del progetto. Per questo sarò sempre grato a entrambi. Abbiamo vissuto momenti positivi, raggiunto obiettivi importanti e lavorato per valorizzare tanti giovani. Sono aspetti che porto con me con grande soddisfazione e che non vengono cancellati dalle difficoltà incontrate in questa stagione. Con la società abbiamo trovato un accordo per la risoluzione consensuale del rapporto, che mi consente di tornare ad allenare fin da subito, fatta eccezione per le squadre del girone A. Per il futuro non ho fretta di scegliere, ma la voglia di tornare in campo c’è sempre. Per me riposare significa stare dove sto bene, e io sto bene dentro un campo da calcio. Nel frattempo continuerò a vedere partite, a seguire il calcio e ad aggiornarmi. Se si presenterà un progetto interessante, lo valuterò con attenzione.
A cura di Filippo Mamini












